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Recensioni Film
WEEK-END DI TERRORE
(Friday the 13th Part 3)
Jason torna di nuovo a far strage nel terzo capitolo della saga.La trama qui e' davvero ridotta all'osso poiche' gli avvenimenti nella pellicola in questione sono direttamente collegati con il capitolo precedente.In sostanza l'assassino creduto morto si rialaza senza troppe lungaggini e senza alcuna spiegazione logica da terra e rincomincia a massacrare qua' e la'.Dopo un strage di enormi proporzioni verra' abbattuto dalla solita superstite agguerrita. In questo terzo capitolo Jason prende sempre di piu' le sembianze simboliche di un morto-vivente che incarna in se' l'istinto della vendetta cieca, un crudele portatore di morte che punisce teen-agers sessualmente scatenati e spinellomani.Ma come dicevo prima la trama e' davvero esile, quasi assente in verita' e il regista Miner si cura solo di mostrare morti truculente attraverso i più svariati tipi di armi.Forconi,balestre,fiocine,machete e coltellacci..di tutto di piu' senza pero' un briciolo d'inventiva o di sceneggiatura. Il livello della pellicola e' basso,greve e l'unica nota per cui il film si fa notare e ricordare e' la maschera che Jason indossa a coprire il volto orripilante.Un maschera da hockey(da portiere da hockey per la precisione..) che indubbiamente conferisce un'immagine molto inquietante ed aggressiva al gigante assassino. Questa maschera verra' accettata di buon grado dal pubblico e verra' riproposta in tutti gli altri sequel diventando un simbolo indivisibile dallo stesso Jason, una caratteristica che rese famosa la sua figura in tutto il mondo e nella storia dell'horror..
WILD BEASTS
BELVE FEROCI
In una città tedesca gli animali presentano segni di squilibrio e divengono mortalmente aggressivi. Uno scienziato cerca una soluzione al dilemma quando le belve di uno zoo si liberano della prigionia delle gabbie ed incominciano a sbranare tutti i disgraziati che incontrano per strada. Si verrà a scoprire che l'origine del male è nell'acqua inquinata che provoca la pazzia. Ma ora, non sono solo gli animali ad averla bevuta… Prosperi, dopo una lunga esperienza nel campo dei mondo-movies ("Mondo Cane", "Africa Addio", ecc…) si cimenta con questo horror che si inserisce nel filone degli animali assassini. Il film è diretto con mano solida e, nonostante ai tempi della sua uscita sia stato un flop, colpisce per il suo catastrofismo spettacolare. Il messaggio ecologico di fondo passa in secondo piano per lasciare spazio ad impressionanti scene di aggressioni animali ai danni degli uomini. Da segnalare la sequenza in cui due amanti vengono divorati dai topi di fogna e quella in cui un gruppetto di bambini se la deve vedere con un orso polare inferocito. Bellissima anche la scena finale del film in cui un cadenzato rallenty rende alla perfezione l'idea della follia dilagante. Gli effetti speciali di Maurizio Trani sono ben realizzati e molto splatter. "Wild Beasts" è un buon prodotto italiano di genere che merita d'essere riscoperto e che non deluderà gli amanti dell'horror.
WISHMASTER
Horror ricco d'effetti speciali ma piuttosto povero d'idee. Il djin ,ovvero il genio della lampada, non è una creatura benevola come la tradizione favolistica vuole bensi' un demone crudele ed assetato di potere. L'arcano mostro viene risvegliato incautamente ai giorni nostri da una ricercatrice ed incomincia a mietere vittime a destra e a manca. Il "Genio" altro non fa che proporre la possibilità alle persone di esprimere i celbri tre desideri ma con una sensibile variante, ovvero quella di reinterpretare a modo suo (un modo per nulla piacevole in verità..) la volontà espressa dalle vittime.Cosi' si assiste ad una buffa e creativa legge del contrappasso che punisce mortalmente i vari disgraziati che incappano nel gioco del demone. Sagra degli effetti speciali e della computer grafica, ma la sceneggiatura latita alquanto e gli interpreti sono perfettamente dimenticabili. Kurtzman è un eccellente tecnico FX, ma come regista non sciorina di certo doti sopraffine. Il film difatti è scontato e senza tensione. Comunque il prodotto ha ottenuto un buon consenso di pubblico e dei buoni incassi tanto da spingere i produttori a prepararne subito due sequel. Un'ultima osservazione va fatta sull'idea di partenza del film. La storia del genio della lampada in versione cattiva e demoniaca non è di certo originale, difatti tale idea era già stata messa in atto in un film low-budget degli anni '80 intitolato "The Lamp".
WITCHCRAFT
Nel prologo, ambientato intorno al 1600, una coppia di stregoni viene catturata nottetempo da un gruppo di persone ed arsa viva sul rogo. Con un balzo temporale, ci ritroviamo ai giorni nostri con una donna che da alla luce un bambino. La genitrice, per riprendersi dal difficoltoso parto, viene portata dal marito in una villa di campagna dove vive la madre di lui. Giunta sul posto, la neo-mamma inizierà ad avere orribili visioni, molte delle quali connesse con i tragici eventi del prologo. Inoltre il tanto amato marito e la di lui madre sembrano dedicare attenzioni fin troppo ossessive nei confronti del neonato… Realizzato nel 1988, “Witchcraft” è uno straight-to-video di scarso valore ma che ha la peculiarità di aver dato origine alla più prolifica horror-saga che il cinema conosca, composta da ben 13 (tredici) capitoli, l'ultimo dei quali realizzato nel 2008, ed inedita in Italia. Come possa, questo modestissimo filmetto, essere arrivato a tanto è da attribuirsi al fatto che nell'incedere degli episodi sono andate esponenzialmente aumentando le dosi di sesso e nudità contenute in ogni singolo film, tanto da renderli accostabili al softcore . In questo primo capitolo il sesso è invece il grande assente, anche se questo è probabilmente il male minore. L'allora esordiente Rob Spera (“Leprechaun 5” , “Bloody Murder 2” ) dirige con mano anonima una vicenda che non decolla mai, vittima di un ritmo soporifero e di una sceneggiatura stracolma di banalità e dialoghi grossolani. Il rozzo montaggio e la fotografia scostante non migliorano certo la situazione, funestata peraltro da una pessima recitazione ed un suono in presa diretta decisamente sporco. Poco resta da salvare quindi, in questo malriuscito incrocio fra “Rosemary's Baby” e “Piano…piano, dolce Carlotta”, che regala tanti sbadigli, poche atmosfere azzeccate e qualche pavido momento splatter (inclusa una delle decapitazioni più brutte del cinema horror). Segue, l'anno dopo, il primo sequel “Witchcraft II : The Temptress”.
WRONG TURN
Un ragazzo, in ritardo per un appuntamento, decide di evitare il traffico autostradale prendendo una scorciatoia che passa in una zona boschiva. Lungo il percorso, il “nostro” si scontra con un'auto ferma sul ciglio della strada. Quindi, assieme ai proprietari della macchina, si trova costretto ad incamminarsi a piedi nel bosco in cerca di soccorso. Ciò che nessuno di loro sa è che in quelle zone abitano e cacciano esseri deformi e cannibali. Saranno guai. Prendendo spunto direttamente da film quali “Le Colline hanno gli occhi” e “Non aprite quella porta”, il film di Rob Schmidt non segue però il loro spirito autenticamente disturbante per adagiarsi invece sulle morbide corde dei moderni slasher. Non mancano situazioni inquietanti (la baracca dei “geek” è un vero mattatoio) ma il tutto è diluito secondo stilemi consoni ad un pubblico adolescenziale. Il ritmo c'è, la confezione del prodotto è tutt'altro che infame e l'uso della suspense talvolta colpisce nel segno, ma la sceneggiatura risulta spesso approssimativa e francamente si potevano evitare numerosi clichè all'americana (il ragazzo che si comporta come una specie di rambo poteva andare negli anni '80, ma oggi…SUVVIA!). Risulta palese come questo film sia nato per sfruttare la scia del buon successo commerciale del remake di “Non aprite quella porta” e proprio come quest'ultimo risulta essere un'imitazione patinata delle morbose (e ben più autentiche) atmosfere anni '70. Si resta sospesi fra momenti gore sorprendenti e momenti di deja-vu deludenti. Comunque sia, il film fa il suo dovere, ossia intrattenere per un'ora e mezza senza provocare sbadigli. E non è poco.
ZOMBI 2
(ZOMBIE FLESH EATERS)
Correva l'anno 1979 ,quando i produttori italiani Fabrizio De Angelis e Ugo Tucci, decisero di seguire la scia del successo che il film "Zombi (Dawn of the dead)" di George A.Romero stava ottenendo in tutto il mondo. Cosi' i due optarono per un tentativo di rip-off del film statunitense e riposero inizialmente le loro speranze nel regista Aristide Massaccesi (alias Joe D'Amato). Poi le loro attenzioni si spostarono su Fulci, il quale fino ad allora aveva diretto soprattutto thriller. Affidato il progetto finale nelle mani del regista romano "Zombi 2" divenne un clamoroso successo al botteghino e soprattutto segnò la nascita di un soldalizio (Fulci & De Angelis) che diede origine ad alcuni dei più bei horror italiani degli anni '80. Uno scienziato sparisce in circostanze misteriose e la figlia si reca nelle isole Antille per ritrovarlo. Giunta li' verrà a sapere che il genitori era divenuto uno zombi a causa dei riti voodoo praticati dagli indigeni. Inoltre nell'isola c'è anche un mad doctor che esegue esperimenti su cavie animali ed umane. Mentre gli zombi si diffondono ovunque i pochi superstiti resisteranno ad un tremendo assedio da parte dei cadaveri famelici e riusciranno a fuggire con un'imbarcazione. Ma una volta giunti in prossimità di New York si accorgeranno che il contagio dello zombismo si è diffuso fin li'…è l'inizo della fine per l'umanità. Con il suo stile molto personale, Fulci dipinge una storia dal tratto fumettistico ed ingenuo ma al tempo stesso densa d'azione e di effettacci Gore. Ci sono momenti molto suggestivi ed inquietanti (le prime apparizioni degli zombi nel villaggio) ed altri estremamente ripugnanti (la scheggia che s'infila nell'occhio di Olga Karlatos). Ottimo il make-up di Giannetto De Rossi che realizza zombi putrescenti, con orbite vuote da cui emergono bianche larve. Splendide anche le musiche di Fabio Frizzi e molto suggestiva l'ambientazione. A differenza degli zombi romeriani quelli di Fulci decretano un ritorno alle origini della figura leggendaria del morto vivente frutto di riti voodoo. E' assente dunque l'aspetto metaforico e di protesta sociale nello zombi che ridiventa un cannibale antropofago brutale e tribale. Il successo di questo film causò anche un contenzioso fra Fulci e Argento (che era produttore e distributore in Europa dello "Zombi" di Romero) che decretò un lungo periodo d'inimicizia fra i due registi italiani. Proprio nel momento del loro riavvicinamento e cioè quando Argento decise di produrre il film "Maschera di cera" che doveva essere diretto da Fulci quest'ultimo venne a mancare tristemente..
ZOMBI HORROR
- LE NOTTI DEL TERRORE
Forse il film che rappresenta la cima più alta nella cinematografia Trash nostrana. La storia, gli attori, la sceneggiatura, la regia ,tutto insomma è per cosi' dire avvolto da un manto di assurda comicità involontaria! Un gruppo di persone si ritrova nella villa di un barbuto personaggio chiamato "il professore", il quale sta facendo degli studi sulle mummie etrusche. Quando gli ospiti arrivano nel maniero sono all'oscuro che in realtà "il professore" è già morto pappato dagli zomboni risorti (il barbuto sposta una lapide ed escono fuori i cadaveri ambulanti..lui gli fa:"No..No..non fatelo sono vostro amico!!" ma loro se lo sgranocchiano immediatamente!). Il resto del film altro non è che un assedio da parte dei morti viventi agli umani che si barricano nella villa. Gli unici superstiti alla notte di tregenda non troveranno però miglior sorte… La sagra della risata è garantita con questo filmozzo con dialoghi alquanto improbabili (Lei, dopo aver indossato un vestitino succinto, fa a Lui : "Ti piaccio cosi'?" e Lui subitaneo e con una dizione da terza elementare :"Mi sembri proprio una mignotta! Ma è cosi' che mi ecciti..") e situazione altamente dementi (gli zombi sono a pochi passi dalle vittime che inciampano di continuo durante la fuga ed intanto urlano:"Sembrano corrosi dal tempo..ma..ma..sono dei mostri viventi!"). Il regista Andrea Bianchi fa fare e fa dire le cose più assurde a tutti e per condir la torta con l'apposita candelina inserisce un personaggio eccezionale: il bambino con complessi edipici che in realtà è interpretato nel film da un povero nano! Splatter a go-go con sbudellamenti,mutilazioni ed antropofagia (CULT la scena in cui il bimbo-nano zombizzato divora un capezzolo alla madre! Oppure quella in cui un fuggitivo viene catturato da monaci-zombi (!?!) e smembrato!). Un trash imperdibile per tutti gli amanti del genere. Un MUST !
ZOMBIE HONEYMOON
Interessante horror indipendente, distribuito in Italia dalla Gargoyle Video, che narra la tragica e , al tempo stesso grottesca, vicenda di una giovane coppia di sposini che passeranno una luna di miele terrificante. Difatti i due, dopo il matrimonio, si recano in spiaggia per godersi un po' di sana vacanza quando, all'improvviso, una sorta di zombie esce dalle acque e aggredisce il giovane sposo. Ricoverato d'urgenza, il “nostro” resta morto per dieci minuti per poi risvegliarsi, apparentemente, più sano di prima. I due tornano a casa ma presto la sposa si renderà conto che il compagno sta cambiando: la sua pelle va in necrosi, la mente vacilla ed ha un appetito insostenibile per la carne umana. Da qui in poi inizierà un'odissea per tentare di salvare il matrimonio e, soprattutto, arginare la fame del marito-zombie. Mix di horror, commedia e dramma “Zombie Honeymoon” è un prodotto che gode di una buona confezione, nonostante il budget sia molto contenuto, e sfrutta una sceneggiatura interessante, seppur non esente da falle. Il regista David Gebroe, alla sua seconda regia (tra l'altro il suo primo film “The Homeboy”viene ironicamente citato in una scena), dimostra buona cura formale e, anche se talvolta risulta un po' acerbo nel definire le psicologie dei personaggi, adotta spesso un interessante taglio nelle inquadrature. Buona anche la fotografia e le prove degli attori, semi-esordienti con alle spalle un po' di televisione e qualche cortometraggio, ed infine sufficiente il lavoro di make-up ed effetti speciali curato da Joe Macchia. Se l'aspetto tecnico del film è di buona fattura, non sempre invece risulta dello stesso livello il tentativo, anche un po' pretenzioso, di mantenere in equilibrio horror, commedia e situazioni drammatico-sentimentali. Indubbiamente ci sono momenti di buon impatto (il colloquio nell'agenzia di viaggio, che degenera in bagno di sangue, l'ossessiva sequenza del “pasto” che riecheggia nella mente della giovane sposa) alternati però ad altri in cui il dramma dell'amore ad oltranza, ostinato, disperato ed anche profondamente egoista, viene trattato in modo piuttosto superficiale, perdendo di spessore. Va dato atto a Gebroe però, che l'argomento non era sicuramente semplice da rappresentare e quindi va fatto un applauso al suo coraggio ed alla sua inventiva. Tra l'altro, lo stesso autore, ha dichiarato in un'intervista di essersi ispirato per il film ad un triste evento personale. Una visione, “Zombie Honeymoon”, la merita sicuramente.
ZOMBIELAND di Ruben Fleischer
Divertente zombie-comedy del 2009, realizzata con un sostanzioso budget di 20 milioni di dollari, che mette in scena una vicenda apocalittica infarcita di gags ironiche particolarmente azzeccate. Un virus, che trasforma gli esseri umani in zombie famelici, si è diffuso sulla terra riducendo in brevissimo tempo alla desolazione il nostro pianeta. In questo scenario devastato si muovono alcuni sopravvissuti (personaggi decisamente bislacchi) all'ostinata ricerca di ricordi e motivazioni che possano ancora dar senso alla loro esistenza sulla terra. Trama particolarmente semplice e lineare che lascia ampio spazio a situazioni grottesche, la cui verve comica è ben assistita da un ritmo serrato e da dialoghi frizzanti. Il regista Fleischer ben gestisce la vicenda, riuscendo ad equilibrare comicità ed orrore, ottimamente servito da una cast azzeccato, in cui brilla il duo Harrelson/Eisenberg. Irresistibile anche il cameo di Bill Murray che gigioneggia simpaticamente e si autocita in una scena, ripresa direttamente dal film “Ghostbusters”. Buon lavoro di sceneggiatura che mette in campo idee non sempre originali, citando a più riprese numerosi zombie-movies del passato, ma gestisce con successo i ritmi comici e tratteggia simpatici personaggi-macchietta a cui lo spettatore si affeziona durante la visione del film. Ottimo il reparto degli effetti speciali, che non lesina in situazioni splatter , ed altrettanto valido il lavoro fatto per le scenografie. Efficace il commento sonoro che ci regala anche “For whom the bell tolls” dei Metallica, durante gli spassosi titoli di testa della pellicola. Godibile.
ZORA LA VAMPIRA
Opera seconda (dopo il precedente "Torino Boys") dei Manetti Brothers, specialisti nostrani in videoclip di genere hip-hop. La coppia di giovani registi romani si cimenta in una horror-commedia piena di spunti interessanti e di situazioni divertenti. Dracula il vampiro decide di partire dalla Romania e di recarsi in Italia, dopo esser rimasto affascinato dalle immagini di benessere che la televisione italiana trasmette nel suo paese. Cosi', con il suo fedele servo al seguito, arriva nel nostro paese senza permesso di soggiorno e ne passa di tutti colori. Fondamentale sarà l'incontro in un centro sociale con Zora, giovane autrice di graffiti, di cui s'innamorerà perdutamente. Nel finale tutto azione, Zora verrà uccisa dai poliziotti capitanati da un simpaticissimo & fascistoide Carlo Verdone, ed in preda al dolore Dracula si suiciderà facendosi colpire dai raggi solari. Ricco di idee originali e bizzarre nonché di metafore evidenti sul problema dell'immigrazione in Italia e sul razzismo fatto di pregiudizi, il film dei Manetti risulta spassoso ed intelligente. Forse il moralismo finale è eccessivo ed appesantisce un po' il risultato complessivo, poiché si basa su alcuni luoghi comuni del cosiddetto "pensare alternativo" che alle volte sono troppo forzati. Lo stile di regia è tipico del videoclip ma risulta comunque efficace ai fini della pellicola che possiede inoltre molte canzoni hip-hop e rap come colonna sonora. Aldilà della pessima recitazione generale (un brutta pecca purtroppo) "Zora" resta pur sempre un prodotto coraggioso e spassoso. Da non perdere assolutamente la scena nella quale una tossicodipendente mangia mosche e formiche in stile Renfield e biascica tetre frasi sull'avvento del Conte Dracula..